Un drammatico Oriente - richardandisabelburton

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UN DRAMMATICO ORIENTE

Se qualcuno mi avesse detto che la traduzione di due libri di Richard Francis Burton, grande studioso e appassionato dell’Islam, mi avrebbe portata a ricevere delle gravi minacce da parte di musulmani non ci avrei creduto. Invece è andata proprio così e questa esperienza drammatica continua tuttora.
 
Al Salone del Libro di Torino del 1999 avevo conosciuto Ayad Alabbar, iracheno, lettore presso il Dipartimento di Studi orientali di questa città. Era lì per una conferenza, al termine della quale era stato salutato dal direttore del Salone e da altri organizzatori. Oggi mi rendo conto di essere stata ingenua a fidarmi di queste circostanze, che mi erano sembrate delle garanzie. Allora però lo avevo avvicinato e gli avevo chiesto se sarebbe stato interessato a fare un lavoro di traslitterazione di alcuni termini delle Note antropologiche alle Mille e una Notte di Richard Burton, che avevo appena finito di tradurre. Lui ha accettato e io l’ho messo in contatto con l’editore. Non ha eseguito particolarmente bene il suo lavoro e ci ha messo parecchio tempo a farlo, ma alla fine ce lo ha mandato. Dopo che ha incassato i soldi, però, tutto è precipitato.
 
La mattina del 7 febbraio dell’anno 2000 ho ricevuto una telefonata  in cui questo individuo mi urlava che le Note di Burton erano un insulto all’Islam e che ci avrebbe pensato lui a informare chi di dovere dell’uscita del libro. Quindi, ha telefonato all’editore, dicendo, credo, più o meno le stesse cose. È impossibile esprimere l’angoscia e la rabbia che mi hanno imprigionata in casa per diversi giorni. La rabbia era dovuta al fatto che non sarebbe spettato a me cercare una persona per quel lavoro, credevo di aver fatto bene, invece mi ritrovavo in una situazione terribile. Ho sentito l’editore, che era giustamente sconcertato e che ha subito provveduto a bloccare l’uscita del libro. Esso sarebbe rimasto nel cassetto per più di cinque anni. Non voleva rischiare, mi ha detto. Mi sono subito messa in contatto con l’Istituto di Orientalistica di Torino e ho riferito la cosa al prof. Fabrizio Pennacchietti, che ne era il direttore. Lui si è impegnato a parlare con il suddetto. Quando mi sono recata personalmente in facoltà, il professore mi ha detto di aver parlato con “il mio amico” (confesso di aver trovato come minimo di cattivo gusto una simile definizione),  e di avergli chiesto come gli fosse venuto in mente di fare una cosa del genere. La prof.ssa Claudia Tresso, per tranquillizzarmi, mi ha detto che non le risultava che quella persona avesse mai compiuto degli atti pericolosi… Più in là di questo non sono andati. Confesso che l’idea che l’Università ospitasse e stipendiasse, anche con i miei soldi, una persona simile, mi ha lasciata abbastanza esterrefatta. Il prof. Pennacchietti mi ha anche detto che è meglio non fidarsi mai di un arabo, ma me lo ha detto quando era troppo tardi…
Rimpiango di aver donato loro una copia delle mie traduzioni. Il prof. Pennacchietti mi ha detto di essersi premurato di mettere subito i due libri sul tavolo della collega Tresso, la quale dubito li abbia mai aperti. Io comunque non ne ho più saputo nulla...

L'editore ha tenuto nel cassetto il libro per 5 anni. Quando è stato stampato, ne ho dato una copia a Younis Tawfik, parente di quell’individuo. Gli ho chiesto se sarebbe stato d’accordo a guardare il contenuto del libro e a dirmi se, secondo lui, quelle Note avrebbero potuto essere considerate un insulto all’Islam. Mi ha promesso di darmi una risposta dopo l’estate di quell’anno. Non l’ho mai più sentito.
 
Avevo dato una copia del libro anche a Magdi Allam, accompagnandola con una lettera. Il libro era dentro a una busta e mi ha colpita la rapidità con cui lui l’ha passato a un agente della scorta, quasi potesse essere una bomba……..
 


 
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